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Ritengo che i social siano un canale imprescindibile della comunicazione politica. Utili per veicolare, al maggior numero di elettori possibile, idee e programmi. Fondamentali soprattutto in campagna elettorale, anche per quelle formazioni politiche o singoli candidati che, per le regole della par condicio o semplicemente per disinteresse, non trovano adeguato spazio sui media tradizionali.

Senza dubbio l’utilizzo dei social nella comunicazione istituzionale è altrettanto utile per informare i cittadini rispetto all’attività parlamentare o di governo. Condivido i video della rubrica “Gli appunti di Giorgia” come condividevo le dirette più veraci del Ministro Salvini.

Tutto va bene, tutto è lecito purché i contenuti siano inerenti e pertinenti alla funzione che si esercita.

Perché se si ricopre un incarico istituzionale, sia quello di ministro o di parlamentare, bisogna rispettare l’etica istituzionale. Potrebbe sembrare un’affermazione ovvia, ma scorrendo i profili social di deputati, senatori, uomini e donne di governo ci si rende conto di quanto invece non lo sia.

Ogni serata in pizzeria con i colleghi, ogni festa sulle terrazze romane, ogni evento ludico o enogastronomico viene prontamente documentato e pubblicato. Ma non attraverso fotografie scattate da moderni paparazzi bensì con selfie di gruppo degli stessi attori istituzionali. Siamo arrivati anche a documentare con video siparietti spiritosi all’interno delle aule legislative in totale spregio della sacralità che dovrebbero avere quei luoghi.

Qui si è molto lontani dal rispetto di una, seppur minima, etica istituzionale che imporrebbe a chi riveste determinati ruoli di spogliarsi della propria identità personale, se si vuole essere degni della funzione che si assolve. Voglio dire che l’attore istituzionale dovrebbe mettere da parte la propria soggettività personale a vantaggio della dignità istituzionale dovuta all’organo che rappresenta.

Anche i parlamentari sono uomini e donne come noi lo capisco, ma basterebbe differenziare i profili social in privato e pubblico. Nel profilo pubblico sarebbe auspicabile nessuna ostentazione di “vizi privati”, nessuna manifestazione del proprio io ma concentrarsi solo sul ruolo che si ricopre.

Da Itaca Digitale parte quindi un invito a tornare alla serietà e al rispetto dei ruoli. Potrebbe essere un primo piccolo passo affinché le Istituzioni riconquistino credibilità ed autorevolezza.